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Andrea entra a far parte di Io sogno per me dopo un periodo di simulazione

27 giugno 2016

Un ringraziamento speciale a Fondazione Vodafone Italia

Il progetto IO SOGNO PER ME ha un nuovo partecipante: Andrea. Il ragazzo ha iniziato da circa un mese la vita 100% autonoma, condividendo l'appartamento con Matteo e Riccardo, i primi due pionieri che hanno iniziato a far parte di questo ambizioso progetto di autonomia abitativa, poichè ritenuti pronti dal nostro staff tecnico.

La partecipazione di Andrea al progetto è possibile e garantita anche grazie al sostegno di Fondazione Vodafone Italia.

La Fondazione Vodafone Italia da quest'anno è al fianco di Più di un Sogno Onlus al fine di facilitare l'ampliamento degli appartamenti e delle attività volte a quaranta giovani con disabilità intellettiva.
Fondazione Vodafone Italia è un partner importante con il quale si condividono obiettivi di lungo periodo e una missione comune: favorire accessibilità e inclusione sociale e migliorare quindi la qualità della vita delle persone.

Il progetto “Io sogno per me” è rivolto a giovani con disabilità intellettiva a partire dal quattordicesimo anno di età e si concentra sull’avvio di interventi di autonomia abitativa e sociale completandosi con la residenzialità autonoma.
“Io sogno per me” è un progetto avviato nel 2008 dalla Fondazione Più di un Sogno e prosegue con continuità alimentandosi costantemente in base ai bisogni dei beneficiari. Oggi, il progetto è realizzato in collaborazione con Cooperativa Vale un Sogno Onlus. Vista la sua solidità e storicità, il progetto è stato individuato come una delle migliori cinque esperienze di educazione all’autonomia in Italia ed è parte di un progetto del CoorDown, il coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down, che raccoglie queste esperienze e le propone come case history per altre organizzazioni pubbliche o private. Questo progetto di rete e condivisione di esperienze è finanziato dal Fondo dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, (ex legge 266/1991), Linee di Indirizzo 2013.
“Io sono per me” rappresenta l’evoluzione del progetto originario dettata da questo scambio di buone prassi, di nuovi obiettivi e del raggiungimento di obiettivi formativi che hanno portato alcuni dei giovani (Riccardo, Matteo ed ora anche Andrea) ad essere pronti per la prima esperienza di residenzialità definitiva.
Per poter affrontare questa nuova fase del progetto, la sede dello stesso viene trasferita da un appartamento sito in Città a Verona presso 4 nuovi appartamenti nel Comune di San Giovanni Lupatoto.
Due appartamenti al piano superiore ospitano l’educazione all’autonomia, un appartamento al piano terra ospita i tre ragazzi pronti alla residenzialità autonomia e il quarto appartamento al piano terra ospiterà un gruppo di ragazze di prossima uscita.

Pensare a Progetti di Vita Indipendente per persone con disabilità intellettiva, significa individuare delle linee guida generali che li coinvolgano, così come auspicato dalla Carta dell’ONU ratificata in Italia nel 2009, in cui si riconosce il diritto, per tali persone, ad abitare in autonomia e scegliere “dove e con chi vivere”.

L’abitare per le persone disabili diviene una questione etica che comprende un “diritto di scelta”, un’attenzione al contesto, una progettualità attenta e professionale (in continua formazione), in grado di verificarsi e mutare incidendo culturalmente sulla società.

L’ascolto dei bisogni, delle aspirazioni e dei desideri di famiglie e persone, è significativo affinché si trovi una giusta risposta alla realizzazione di un Progetto di Vita che conduca all’autonomia, all’autodeterminazione, alla vita indipendente.

L’azione che conduce ad un obiettivo come quello sopra definito, non è fine a se stessa ma va calata nella realtà locale e quindi non possiamo legare le azioni educative solo alla casa, ma dobbiamo vederle in un contesto più ampio, devono abbracciare la vita in generale.

Qualsiasi sia il risultato che intendiamo ottenere il modello di autonomia deve essere per lo meno condiviso da un “sistema” perché possa essere efficace. Si tratta quindi di definire un modello che tenga conto dell’autonomia del singolo inserito in un contesto sociale e comunitario.

La sfida che il progetto in oggetto pone all’attenzione è di come conciliare Progetti di Vita Indipendente con la quotidianità, al fine di arrivare ad un aumento e diffusione del benessere, ad una tutela dei processi evolutivi propri di ogni persona.

Per tale motivo questo è un progetto che tende a superare l’assistenzialismo e segue il principio di sussidiarietà, regolato anche dall’articolo 118 della Costituzione italiana, il quale prevede che “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”.

La crescente richiesta di partecipazione dei cittadini, di tutti i cittadini, alle decisioni e alle azioni che riguardano la cura di interessi aventi rilevanza
sociale, presenti nella nostra realtà come in quella di molti altri paesi europei, ha dunque oggi la sua legittimazione nella nostra legge fondamentale.

Ciò richiama ad una sorta di “patto di corresponsabilità educativa” definibile come un accordo e un impegno formale e sostanziale tra famiglia, Stato e società civile, con la finalità di rendere esplicite e il più possibile condivise, per l’intero Progetto di Vita, aspettative e visione d’insieme del percorso formativo e di crescita verso un’adultità più consapevole.

Leggi l’OPUSCOLO AUTONOMIA ABITATIVA DEL COORDOWN in cui si parla anche del progetto della Fondazione Più di un Sogno, selezionato tra i cinque migliori progetti italiani.