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I progetti riabilitativi ed educativi al tempo del Coronavirus

I progetti riabilitativi ed educativi al tempo del Coronavirus

Gli interventi riabilitativi ed educativi poggiano su una approfondita conoscenza di ogni bambino, ragazzo e persona e sulla programmazione e proposta di attività mirate a fornire informazioni ed esperienze significative che favoriscano lo sviluppo e l’apprendimento.
La significatività delle esperienze (e la loro efficacia) richiede che vengano attentamente identificati non solo gli obiettivi dell’intervento, ma anche i materiali utilizzati (dettagli come la dimensione di una figura, il formato fotografico o di disegno, la presenza o assenza del colore possono influenzarne l’efficacia) e le modalità di proposta a partire dalle caratteristiche dell’ambiente (va dosata la quantità oltre che qualità dei materiali presenti, il tipo di contesto sociale entro cui offrire una esperienza).

Parte integrante di ogni intervento riabilitativo ed educativo è inoltre il contatto con il bambino, ragazzo o persona, lo “stare insieme” che permette di costruire un legame entro cui processi imitativi e identificativi supportano lo sviluppo e l’apprendimento. Spesso tale contatto è fisico, nei bambini più piccoli e più grandi, nei momenti di conforto ma anche di modellamento di un nuovo comportamento, di una nuova abilità.

In questo periodo di forzato distanziamento, molti degli aspetti che costituiscono aspetti fondanti dell’intervento riabilitativo ed educativo sono inapplicabili. Bambini e ragazzi sono osservabili solo da lontano, entro ambienti inevitabilmente diversi dagli ambienti riabilitativi ed educativi, la stessa osservazione è resa poco ecologica perché l’attività del bambino e del ragazzo è influenzata dalla presenza di dispositivi di varia natura (cellulari, pc che permettono la connessione) e dal rapporto che spesso gli osservatori hanno tra loro (genitore e riabilitatore o educatore) durante l’osservazione, soprattutto nelle situazioni in cui bambini e ragazzi, per età o per altre caratteristiche, non possono essere contattati separatamente dal genitore.

La formazione effettuata dalle equipe sanitaria e socio-sanitaria in questi anni ha arricchito le competenze già presenti di ambito riabilitativo ed educativo con crescenti capacità di ascolto, identificazione ed empatia.
Tali competenze hanno supportato la lettura e costruzione del legame tra ogni professionista e i propri utenti (bambini, ragazzi, adulti) ma anche la comprensione delle relazioni familiari attorno ad essi.
Tali competenze stanno sostenendo adesso i tentativi effettuati dai diversi professionisti di offrire un contatto che tenti di supportare le famiglie “entrando a casa loro” in senso quasi letterale, considerati i sistemi video di connessione.
L’”entrare a casa loro” richiede un maggior agio nell’approccio alle dinamiche familiari con possibilità del professionista di sentirsi meno “intruso” e con possibilità di adattare i propri interventi ad un contesto che non può essere pianificato a priori.
Occorre cioè sostituire un approccio che prevede di “condurre” il piccolo o grande utente, avendo prestabilito a priori molti aspetti dell’intervento, con un approccio in cui occorre “farsi condurre” dal piccolo o grande utente e dal suo nucleo familiare, non potendo prestabilire granché.

L’interazione audio e video diretta, con i bambini e con i ragazzi più grandi, o lo scambio di saluti via messaggi video o audio registrati, permette invece di farsi vedere e sentire dal bambino e dal ragazzo, di far vedere e sentire che si sta bene, si continua a pensarlo, a occuparsi di lui.

In una situazione attuale, in cui non solo è sospeso l’intervento riabilitativo ed educativo ma è sospesa ogni forma di contatto ed esperienza sociale esterna al nucleo familiare, questa “presenza” è particolarmente significativa, soprattutto nelle situazioni in cui rappresentarsi, immaginarsi ciò che è assente, è più difficile.

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