
Oggi le classi appaiono come un panorama spesso complesso in cui ogni bambino porta la propria storia, caratteristiche e provenienze. Rendere la scuola un processo inclusivo è una condizione educativa fondamentale per tutti.
Viviamo un tempo in cui il numero di diagnosi legate ai disturbi del neurosviluppo è in costante aumento. È bene notare che queste categorie non sono semplici definizioni cliniche: dietro ognuna di esse ci sono bambini reali, con volti, storie, fatiche e risorse, che ogni giorno abitano le aule scolastiche. Consideriamo che le possibili diagnosi – nelle loro diverse forme e specificazioni – sono circa venticinque. Ma la complessità delle classi non è determinata solo dal crescente aumento del numero dei disturbi d’apprendimento. Ad essi sono da sommare le fragilità personali, talvolta temporanee o legate al contesto, la presenza crescente di alunni stranieri, le differenze culturali oltre la naturale varietà degli stili di apprendimento – chi più verbale, chi più visivo, chi ha bisogno di movimento, chi necessita di tempi diversi. Di fronte a tale complesso panorama diventa evidente che l’inclusione non può riguardare solo una piccola parte della classe.
Inclusione che cos’è
L’inclusione non è un dispositivo pensato per “qualcuno”, ma una condizione educativa fondamentale per “tutti”. Ogni aula è un mosaico complesso di bisogni, ritmi, talenti e vulnerabilità. E ogni bambino, in qualche momento del suo percorso, può incontrare una difficoltà che richiede cura, ascolto e sostegno. Per questo motivo parlare di inclusione significa riconoscere un bisogno profondo e universale: quello di essere visti, accolti e accompagnati nella propria unicità.
Costruire una scuola inclusiva non è un atto burocratico né un insieme di protocolli. È un processo umano, fatto di relazioni, che coinvolge le persone prima ancora che i ruoli. Perché un ambiente scolastico diventi realmente inclusivo, abbiamo bisogno di adulti capaci di sintonizzarsi, di ascoltare, di sostenere. Questo richiede cura: cura per gli studenti, certo, ma anche cura per chi ogni giorno li guida.
L’importanza dell’ascolto
L’ascolto non è solo uno strumento didattico, è in primo luogo una modalità di apprendimento sociale. Per questo il ruolo dell’insegnate è fondamentale perchè consente ai bambini in formazione di mettere in campo molteplici competenze come la sensibilità, l’attenzione, la comprensione, l’intelligenza e l’empatia. Imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare i propri compagni attraverso l’attivazione di questi comportamenti rende l’ascolto un atto a forte impatto inclusivo poichè spinge alla comprensione dell’Altro nelle proprie caratteristiche e bisogni.
Bambini che esprimono maggiori difficoltà relazionali possono essere incoraggiati ad esprimersi e a far recepire il proprio pensiero, le proprie idee, i propri contenuti. Alcune modalità come la riformulazione semplice (“Mi sta dicendo che…”), le parafrasi (riformulare con parole proprie), le domande aperte possono essere un valido strumento per allenare i bambini all’ascolto di sè.
L’importanza del sostegno
Includere è un compito che spetta all’intera comunità scolastica, non solo al docente di sostegno. Ogni bambino è un soggetto attivo dotato di strategie cognitive in evoluzione che possono essere affinate e potenziate. Per questo è fondamentale per loro essere supportati nella capacità di riflettere sui propri bisogni cognitivi, osservarli e modificarli laddove ciò consente loro di raggiungere risultati più soddisfacenti. La figura dell’insegnante diviene allora importante per permettere a ciascuno di consolidare il proprio pensiero e intraprendere con fiducia un cammino verso l’autonomia.
L’importanza del prendersi cura
Ogni bambino rappresenta un universo unico e necessita di modalità diverse d’apprendimento. La scuola oggi può individualizzare percorsi didattici in base alle competenze o personalizzare il percorso utilizzando il valore delle differenze tra alunni come bussola per sviluppare migliori traguardi formativi. Per questo è importante che i bambini trovino adulti capaci di aiutarli a riconoscere i loro punti di forza, le aree di eccellenza ma anche di miglioramento al fine di promuovere una cultura scolastica che trasmuta le differenze dei singoli in un valore per la comunità. Sensibilizzare la riflessione su di sè, condividere osservazioni e punti di vista, favorire il coinvolgimento nelle attività consente ai bambini di far emergere le proprie caratteristiche e, guidati, di rendere un elemento di valore per la classe.
A scuola di futuro
È bene notare che il mestiere dell’insegnante richiede in primis uno spazio di cura, sostegno e ascolto. Per questo in Più di un Sogno abbiamo ideato il progetto A Scuola di futuro, un’iniziativa che ci ha portati a lavorare in sinergia con 100 docenti di 18 classi dalla scuola primaria alla secondaria per elaborare insieme uno spazio di confronto emotivo e condivisione.
Sono emersi momenti in cui gli educatori hanno potuto fermarsi, respirare, dare parola alle proprie difficoltà e ritrovare la forza di guardare ai bambini non attraverso l’etichetta, ma attraverso la relazione.
Perché l’inclusione nasce così: da adulti che sanno abitare un luogo di cura, in cui incontrare il bambino nei suoi bisogni più profondi. Da comunità educative che non si limitano ad adattare programmi, ma che costruiscono relazioni capaci di trasformare. E allora la scuola inclusiva non è più un obiettivo astratto, ma un cammino condiviso, fatto di presenza, di umanità e di responsabilità reciproca.
Il 90% dei partecipanti, infatti, ha valutato con positività i contenuti e l’81% ritiene di aver acquisito competenze da utilizzare nel lavoro quotidiano.
Vuoi saperne di più sul progetto A scuola di futuro? Leggi l’articolo!