Nella rubrica Storie Vere raccontiamo la storia di Jenny Giorgia Turra Pintore, 39 anni, da 17 anni volontaria di Fondazione Più di un Sogno e anima, insieme ad altri volontari e volontarie, delle cene del venerdì insieme ai ragazzi e alle ragazze con disabilità intellettiva.
Mi chiamo Jenny Giorgia Turra Pintore, ho 39 anni e vivo a Zevio da 15 anni. Nella vita faccio la district manager nel settore delle telecomunicazioni; gestisco le aree di Verona, Vicenza, Trento, Bolzano e Brescia, il che significa che passo tantissimo tempo in macchina per lavoro. È una vita dinamica, spesso di corsa. Ma c’è un momento preciso della settimana in cui stacco tutto e ricarico davvero le batterie: il venerdì sera.
Sono passati ormai 17 anni da quando ho iniziato il mio percorso come volontaria per la Fondazione Più di un Sogno. Tutto è cominciato grazie ad un’amica, Valentina Vacca, che mi ha coinvolta nelle serate nei locali veronesi, dove proponevamo la vendita dei braccialetti Valemour realizzati dai ragazzi, ma soprattutto cercavamo di far conoscere la Fondazione, raccontando la sua realtà e sensibilizzando le persone sulla sua missione..Da allora non mi sono più fermata, fino ad arrivare a quella che oggi è la mia dimensione del cuore: le cene del venerdì con i ragazzi del progetto di Vita Indipendente.
Non è solo la cena del venerdì...
Oggi faccio parte di un gruppo affiatato di circa 11 volontari che, in stretta sinergia con gli educatori, organizza e vive la serata. Si parte con l’aperitivo e poi si decide dove cenare. La bellezza di questo progetto sta nell’autodeterminazione dei ragazzi: in base ai turni in appartamento, sono loro a gestire e scegliere la meta. C’è il venerdì in cui Riccardo sceglie il McDonald’s a San Giovanni Lupatoto, e quello in cui Alberto decide che si va tutti insieme a Villafranca a mangiare la carne. Per me uscire con loro è esattamente come uscire con il mio gruppo di amici di sempre. Ci si siede al tavolo, si parla di lavoro, di passioni, di vita quotidiana e si scherza con gli educatori. Si crea un’atmosfera bellissima e leggera. Ma il bello è che questo legame non si esaurisce il venerdì sera: ci cerchiamo tutta la settimana. Ci scambiamo videochiamate, messaggi, e ogni giorno c’è qualcuno dei ragazzi che manda il buongiorno, il buon pranzo, la buona cena e la buona notte nel gruppo. Non è solo “la cena del venerdì”, è una presenza costante nelle nostre vite.
Il valore della presenza
A volte incastrare tutto è difficile. Capita che, per motivi di lavoro, io non riesca ad esserci oppure che riesca ad arrivare solo per cena, non riuscendo ad essere presente all’aperitivo. Ma non ho mai pensato di smettere, nemmeno per un secondo. Anzi, non vedo l’ora che arrivi il mio Venerdì per vederli e ho cercato di coinvolgere anche diverse mie amiche.
A loro dico sempre che fare volontariato ti lascia dentro qualcosa di indescrivibile. Vedi come si sentono bene i ragazzi e le ragazze quando sei lì, ma soprattutto provi sulla tua pelle come fanno sentire te: importante, accolta, amata. Nella vita di tutti i giorni tendiamo a dare molte cose per scontate. I ragazzi no. Loro non ti danno mai per scontata. Ti sommergono di abbracci spontanei e ti dicono frasi come “Mi manchi tantissimo”, parole che nella quotidianità adulta facciamo fatica a pronunciare. Certo, serve sensibilità ed empatia. Bisogna imparare a comprendere le dinamiche, a capire che ognuno ha le sue difficoltà e i suoi modi di esprimersi. I ragazzi a volte litigano, tengono il muso per una discussione su Dragon Ball, oppure qualcuno che dice qualche parolaccia di troppo. Ma impari a pesare le cose, a capire il contesto, a non arrabbiarti e a sapere che il giorno dopo saremo di nuovo lì a ridere insieme.
Vedo ogni giorno quanto sia importante e significativo il lavoro della Fondazione. Ci credo tantissimo, ed è per questo che faccio tantissima pubblicità per la campagna del 5×1000. Sostenere Più di un Sogno significa permettere a ragazzi come Riccardo, Alberto, Fabrizio, Giacomo, Matteo, Flavio e tutti gli altri di costruire la propria autonomia.
Il dono più grande che mi hanno fatto i ragazzi è stato quello di insegnarmi a guardare le piccole cose con occhi diversi, mi hanno fatto capire che spesso siamo noi a complicarci la vita, mentre loro riescono a trovare gioia in un aperitivo, in una cena, in una chiacchiera…mi hanno insegnato inoltre il valore della presenza, esserci davvero per qualcuno, anche senza dover fare grandi cose.